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zviad

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Momenti di gloria #1 [Apr. 22nd, 2006|11:45 am]
zviad
Miracolosamente, decido di riprendere in mano la bici anche quest'anno (beh, è il secondo). Se la prima volta del primo anno non è troppo traumatica, la ripresa dopo due stagioni di ozio è terribile. Si comincia subito con una constatazione visiva che vale mille bilance: la maglia che alla fine dello scorso anno era della misura giusta, ora è, beh, "aderente". Non è una bella vista. Ma si comincia, ah, belle sensazioni, ehi, riesco a fare più o meno le velocità di prima, wow, non mi stanco nemmeno tanto! Dopo due chilometri sono costretto a ridurre notevolmente, ma va be', è normale.

Mi aspetta una salita, niente di impegnativo ovviamente, ma nonostante questo non riesco ad impedirmi di accodarmi ad un paio di ciclisti che probabilmente non hanno mai smesso la preparazione. Ma non mi danneggia molto, dato che duro pochissimo. E sia salita! Piano, molto piano, ma non mi faccio problemi. Tuttavia si manifesta con tutta la sua cruda violenza il primo assioma del ciclismo amatoriale: "C'è sempre un vecchio che ti supera in salita". Almeno se ne stesse zitto, invece preferisce commentare sulle mie scelte di allenamento. Allo scollinamento mi fermo (ufficialmente per riempire la borraccia, in realtà per non uccidermi in discesa a causa della poca lucidità).

La seconda salita va un po' meglio, trovo anche qualcuno più lento, nonostante si ripresenti il primo assioma. Il ritorno a casa è triste: la stanchezza provoca uno strano comportamento: invece di andare costantemente piano, si diventa incapaci di controllare la velocità: due minuti di dignità e due di "vecchina che va al mercato". In totale, 45 chilometri in un'ora e cinquanta. Bleargh.
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Ten thousand things I hate #2 [Apr. 16th, 2006|09:27 pm]
zviad
Le famiglie di esattamente (numero_posti_per_compartimento - 1) componenti. Specie quando il posto vacante viene riempito da me, e il viaggio è di circa una ventina di ore. La famiglia si componeva di:

  • madre obesa con raffreddore (che però riusciva a non soffiarsi mai il naso grazie agli ampi polmoni che risucchiavano il contenuto delle narici causando sgradevoli rumori ogni due minuti);

  • padre obeso con gli stessi sintomi (naturalmente il principio di dividere gli obesi equamente nei due sedili non è seguito: sono finiti entrambi sul mio);

  • altro signore della stessa età (fratello? amante?) col vizio di offrire cibo ed offendersi dei rifiuti;

  • figlia con la mimica di Marina Massironi nei bulgari e la passione per salire con le scarpe sui sedili che successivamente sarebbero stati usati come letti;

  • figlio ragionevole.


La cena luculliana per quantità ed odori precedeva così la notte, quando i commenti per la lunga giornata si sono protratti a lungo prima del giusto riposo. D'altra parte un inutile risveglio alle 0730 attendeva il capofamiglia, trascinando fuori dal sonno tutto il compartimento.
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Un obiettivo concreto: [Mar. 28th, 2006|09:02 pm]
zviad
Musulmani 1.200.000.000
Tedeschi 82.500.000
Finlandesi 5.200.000
Cinesi 1.300.000.000
Totale2.587.700.000

Insultare più della metà della popolazione mondiale! Dategli solo altri cinque anni di tempo.
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Voglio una vita che se ne frega [Mar. 24th, 2006|10:02 pm]
zviad
Esco proprio oggi da una settimana fitta di tre esami e non dei più banali; contro tutte le mie convinzioni ieri notte ho studiato fino alle 5 grazie alla voglia di lasciarmi alle spalle l'ultimo esame di fisica della triennale. E no, non odio particolarmente la fisica, solo un certo tipo di insegnamento della fisica (e anche all'interno di questo, il caso ci ha assegnato un docente pessimo). E non provate a dirmi che il professore non influenza il piacere per la materia.

Comunque, tale accozzaglia di esami risulta dalla splendida organizzazione della mia università, dove il trimestre centrale, quello in cui vengono accumulati i corsi che non si ha voglia di fare al caldo di maggio-giugno, ha un periodo d'esami di ben due settimane. Per quattro esami, se vogliamo fare i pignoli.

La cosa bella è che ora posso concentrare i miei sforzi sugli ultimi due orali seminariali di materie che finalmente piacciono davvero, e poi alla tesi che dovrebbe sancire l'atto ultimo della mia permanenza di suddetta università, se le cose vanno come previsto. Dovrei trasferirmi, per motivi personali, sia per motivi didattici… dei primi non parlerò. Per i secondi: dove sono ora ho trovato un ambiente molto intimo, anche troppo; se da un lato il rapporto coi professori è ottimo e personale, dall'altro è troppo facile spiccare in una "massa" piccola e poco propensa a considerare la matematica un modo per campare. Ho trovato in particolare un professore con un lato umano invidiabile, che mi ha spinto entusiasticamente a cambiare da quando gliene ho parlato la prima volta - e per una persona insicura nelle scelte importanti è un fattore fondamentale. Se non che la sua antipodale dal punto di vista umano poco dopo ha aggiunto "ma cosa va a fare lì che non fanno niente di quello che fa lei, va a perdere due anni". Solo il fatto che la fine della frase sia stata "non deve sprecare tempo, bisogna lavorare dal mattino alla sera, sabati, domeniche e feste" mi ha permesso di prenderla per quel che era - il delirio di una fissata - e non crucciarmi troppo.

In definitiva, sono dubbioso come non dovrei: lascerei casa (cosa che ho sempre sognato), andrei in un posto dove presumibilmente sarò nessuno, ma avrei sempre la possibilità di tornare a fare la primadonna in provincia, e conoscerei gente nuova e, spero, approcci diversi. Sicuramente un ambiente più favorevole. Forse solo la tendenza al masochismo da vanto, quello di dire "sono rimasto qui perché non volevo gravare su di voi" o cazzate simili. Ma non sarei il primo né l'ultimo a fare una cosa del genere, anzi, ho aspettato fin troppo.
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Viva photoshop [Mar. 5th, 2006|06:03 pm]
zviad
Allarme per i manifesti ritoccati di una certa parte politica. Ricordiamo chi aveva messo come intro al sito del suo partito personale una pagina fitta di storpiature ai manifesti dei DS, ancora presenti nel sito pur in una pagina interna?
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Ten thousand things I hate #1 [Jan. 18th, 2006|07:19 pm]
zviad
Le madri, quelle che prima di contattarti per dare lezioni alle ignoranti figliole (ho detto ignoranti? scusate, volevo dire "figliole con professoresse cattivissime") organizzano uno scambio di numeri telefonici passando per amiche di amiche che nemmeno fosse il KGB, arrivano a chiamarti, finalmente, e la conversazione si svolge più o meno così:

Zviad: "Pronto."
EvilMumFromHell: "Sì salve, chiamavo per le ripetizioni."
Z: "Sì, sono io."
E: "Sa, ho una figlia al liceo, avrebbe un po' di problemi con matematica, lei è libero?"
Z: "Sì certo, quando vuole mettere la lezione?"
E: "Mah, non lo so, sa, perché fa karate, poi i professori la riempiono di compiti…"
<seguono quindici minuti per fissare un orario>
E: "Mi dicevano che lei studia matematica…"
Z: "Sì, faccio il terzo anno."
E: "E immagino abbia fatto il liceo prima…"
Z: "No, ho fatto un tecnico."
E: "AH."

Ma brutta ignorante ragioniera o chi per te che non sei altro cui la posizione sociale di mandare una figlia al liceo fa venire gridolini di gioia ed orgasmica letizia, concepisci con la tua testolina, arrugginita da anni di menzogne con te stessa per giustificare l'andamento scolastico della tua prole, che dopo - non dico tre anni - ma un paio di mesi a matematica, ti scordi completamente il luogo dove hai posato il culo nei 5 anni precedenti?

Mi ritengo alquanto offeso.
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Sonno polifasico [Jan. 4th, 2006|09:58 pm]
zviad
[mood |excitedexcited]
[music |Sigur Rós - Hufupukar]

Iniziato un altro anno, pensavo di cominciare ad essere un po' più regolare con la scrittura, magari iniziare a scrivere in inglese (giusto per aumentare skill linguistiche annebbiate da secoli di inattività produttiva).

Ma iniziamo in italiano: oggi leggevo di questa esoterica pratica onirica, il cosidetto sonno polifasico. Le basi teoriche sono, per il poco che ho compreso, l'assoluta necessità del sonno R.E.M., quello in cui si sogna, per intendersi. Le altre fasi al contrario potrebbero sembrare orpelli utili solo per fornire ristoro fisiologico al corpo, non mentale. Lo scopo del sonno polifasico non è altro che aumentare la quantità di sonno R.E.M. pur diminuendo le ore di sonno complessivo, cioè eliminando completamente o quasi gli altri tipi di sonno. Per fare ciò, il dormitore polifasico si appisola per venti o trenta minuti ogni 4 ore, ad orari fissati (almeno per l'adattamento iniziale, una volta acquisita pratica si possono sperimentare i meccanismi più adatti al gusto personale). Sì, questo significa due o tre ore al giorno. Il problema è che le penniche di mezzora non danno sonno R.E.M. ad un dormitore tradizionale, poiché per i monofasici il sonno si divide in cicli di novanta minuti circa e il R.E.M. occupa una parte medio-terminale del ciclo, sicuramente al di là della mezzora.

La soluzione è quella di violentare il corpo per il tempo necessario a convincerlo che è meglio anticipare il sonno R.E.M. all'inizio del ciclo onirico (anzichè morire, semplicemente - dannato corpo, non gli basta mai), quindi forzare gli orari del sonno polifasico anche se sembra di crollare di stanchezza. Prove sperimentali testimoniano come dopo i primi due giorni massacranti, per l'assenza del sonno ristorativo per la mente, si cominci a sognare, per poi arrivare dopo circa una settimana ad una inaspettata sensazione di energia e vitalità. Questo unito al fatto di avere cinque ore di veglia al giorno in più.

Per ora ho letto il diario linkato sopra e le sensazioni sono buone: intriga sia la possibilità di fare qualcosa di veramente strano, sia la nuova coscienza di sè che l'esperimento porterebbe. Si testimoniava anche un ritmo di pensiero più fluido, senza il bisogno di passare per la verbalizzazione mentale del pensiero, cioè il mettere sottoforma di parole le idee anche quando non c'è la necessità di esprimerle.

Tra gli svantaggi direi che si possono mettere le conseguenze sulla salute, o meglio il fatto che non si conoscono conseguenze sulla salute. In realtà il fatto che i neonati abbiano per loro natura un sonno polifasico fa sperare che il sonno monofasico sia un adattamento posteriore alla nascita, quindi innocuo. Forse sociale, forse naturale per fronteggiare il ciclo solare. Mah. Inoltre il dormitore polifasico non è socialmente accettato, nel senso che almeno nei primi tempi è opportuno osservare una rigida scaletta delle penniche, che mal si concilia con gli impegni di lavoro o studio. Ma man mano che l'esperienza aumenta, l'impulso del sonno si fa contemporaneamente più tranquillo e più produttivo: non si è costretti a seguire orari precisi, ma semplicemente si va a nanna quando se ne sente il bisogno (il diario parla di un bisogno simile a quello dell'andare al bagno) ed è anche più facile dormire in posti non preposti allo scopo.

Purtroppo ho appena perso l'occasione migliore per sperimentare, lunedì ricominciano i corsi. Quindi il target è la prossima sessione d'esami, a partire da fine marzo. Sarà un ottimo banco di prova per testare l'attenzione e le capacità di concentrazione. Comunque grazie agli orari infidi di questo trimestre potrei anche essere in grado di cominciare prima l'adattamento. Tuttavia la mia scarsa forza di volontà mi consiglia di cominciare in un periodo in cui possa sollazzarmi nel beato far nulla (di impegnativo), volendo evitare un probabile fallimento. Vedremo, comunque scriverò un resoconto quando inizierò, anche come stimolo a non cedere prima di abituarmi.

E ora qualcosa di completamente diverso: SB accusa le cooperative di avere utili non tassati per finanziare i partiti. Ma non era moralmente autorizzato evaderle, a volte?
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Viva internet [Jan. 1st, 2006|09:43 pm]
zviad
Per i fan degli stereotipi, una gustosa storiella sulle bionde.

PS: buon 2006 a tutti!
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Quello che tutti dicono [Aug. 20th, 2005|03:42 am]
zviad
Cari lettori (o caro lettore, non ho idea di quanti leggeranno), oggi sono incazzato, quindi (o a causa del fatto che) parleremo della frase "Arriverà quando meno te l'aspetti" e delle sue varianti "Arriverà quando smetterai di cercarla" e "Arriverà quando capirai di star meglio senza". Questa frase si può applicare alle donne, alle promozioni, al sonno, al sushi, e alle donne. Ma per una strana ragione, viene evocata solo per il primo e l'ultimo argomento. Il mio scopo qui è quello banalissimo, per chi ci ha provato, di sfatare il mito. Semplicemente la cosa avviene così:

Situazione 1: Bob ama Alice, che però sta felicemente insieme a Charlie. Di conseguenza B cerca A, che però lo snobba.

Situazione 2: Bob sconsolato si accorge che Alice ha il seno acerbo e troppo in alto per i suoi salti, quindi si rivolge a Debby, che però lo schifa, anche senza Charlie di mezzo.

Situazione 3: Ehsisonopropriounaracchia (chiamata anche Elisa) è la migliore amica di Alice, che la usa per apparire più bella di quello che è. Alice le racconta di Bob, e si fanno una risata insieme. Elisa poi viene a sapere anche di Debby. Con lo stesso spirito del giocatore di slot machine che punta quella che non vince da più tempo, Elisa ci prova con Bob, inaspettatamente.

Situazione 4: Bob che non vuole spedire direttamente la sua vita nella pattumiera, ci sta. Inaspettatamente ha trovato l'amore della sua vita.

Ciò che ci frega al solito, è questa stupida concezione dell'amore fatto per due persone… voglio dire, c'è qualcosa di più stupido? Poi è ovvio che uno è l'attivo della situazione e uno il passivo, uno dona e l'altro riceve. Uno ama e l'altro è amato. Il buon esito della frase di partenza non arriva da altro che dal fatto che se si impersona quello che viene amato, per forza di cose arriverà tutto inaspettamente (o meglio, senza ricerca), mentre se si cerca, è sottointeso che si punta a qualcuno che non è nelle nostre possibilità, e se invece si rivelasse tale… beh, sarebbe inaspettato, no?

In definitiva, la frase non è sbagliata, è solo un'accozzaglia di banalità. Come tutto quello che ho scritto. E non fatemi notare che per Elisa (Beethoven) la frase non vale, che non ho voglia di mettere a posto le situazioni in modo che quadri anche per lei.
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(no subject) [Jul. 3rd, 2005|11:43 pm]
zviad
C'è un aspetto della psiche umana che mi ha sempre destato molta curiosità, sopratutto perché in me è forte e inspiegato, ancora. Anche se si può riscontrare spessissimo in chiunque. Si tratta di quel meccanismo che ci porta a godere sia delle proprie sventure, nel senso di casi che sfortunatamente navigano in senso contrario alla nostra direzione di marcia, ma anche delle pecche, delle schifezze che compiamo, pensiamo, degli obiettivi che non riusciamo a raggiungere, per incapacità o incostanza nella dedizione allo studio, al lavoro.

Alla fin fine, non ha grandi differenze con del sano masochismo, se non che il godimento in questo caso sembra dovuto al raccontare le proprie brutture, più che a viverle in sé. In effetti, fino a non molto tempo fa, pensavo che il meccanismo, il gloriarsi, fosse assimilabile al paradigma della partenza ad handicap: sì, d'accordo, tu sei più avanti di me, ma guarda quanto partivo indietro! Questo può andar bene per le casualità sfortunate, mentre richiederebbe che pensassimo i nostri comportamenti tipici come radicati in noi e indipendenti dalla nostra volontà: non si può certo prendere come scusa il fatto di essere pigri, se si pensasse che la pigrizia può essere combattuta. Questo aspetto della teoria mi puzzava un po': non sono convinto che sia opinione comune che il nostro comportamento sia codificato al concepimento e immutabile nella vita. Anche se magari può essere vero, non sono convinto solo che sia un pensiero molto accettato.

Tutto questo comunque, fino a poco tempo fa. Ho elaborato un'altra teoria, recentemente. Trasferisce il godimento dal racconto (e quindi dal confronto con l'esterno) al momento stesso dell'avvenimento, di qualsiasi natura sia. Si basa sulla possibilità che il cervello umano sia convinto che l'arco di una vita debba tendere statisticamente al pareggio, in fatto di avvenimenti positivi e negativi. Ovviamente, se per cento volte dal lancio di una moneta equa esce testa, la probabilità che al centounesimo lancio esca testa è ancora della metà, tuttavia intuitivamente molte persone sono portate a pensare che la croce sia più probabile, che il destino cerchi di riavvicinarsi alla media, per così dire. Allo stesso modo, le mie disavventure mi rassicurano intuitivamente e irrazionalmente che mi aspetti un periodo di fortuna, e le mie pecche, appena messe in evidenza, mi fanno credere che a breve avrò modo di mostrare le mie doti. Un po' come un impiegato che debba esaminare un certo numero di carte, così si mette a lavorare alacremente, pensando di sbrigarsela prima e di poter riposare al termine… e invece non sa che la pila delle carte da esaminare è continuamente alzata da nuove sfortune, e che lui sta soltanto andando loro incontro più velocemente.
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